martedì, 27 Gennaio 2026
Presentazione del 5º Report di ricerca Fidaldo
Badanti, formazione ancora marginale: in Italia si qualificano 3–4 mila lavoratrici l’anno (circa 1% del totale). FIDALDO presenta a Torino il 5° Report su standard formativi e Linee guida nazionali
Dichiarazione di Andrea Zini, Presidente di Fidaldo: «Dobbiamo svolgere tutte le azioni possibili per far aumentare l’attività di formazione delle lavoratrici domestiche. E’ la premessa, ma anche l’effetto, dello sforzo che possiamo fare insieme con le parti sociali del nostro Contratto collettivo nazionale di lavoro per far diventare la professionalità e l’anzianità di settore un valore anche economico del rapporto di lavoro domestico».
Martedì 27 gennaio al Polo Culturale CAM. In diretta streaming. Focus su percorsi regionali, ruolo di Ebincolf e nuove Linee guida sugli standard formativi.
Torino, 27 gennaio – La formazione delle assistenti familiari è una leva decisiva per la qualità dell’assistenza e per la tenuta del welfare di fronte all’invecchiamento della popolazione. Eppure, in Italia l’offerta formativa continua a raggiungere una quota ridotta di addette: secondo il 5° Report di ricerca FIDALDO (realizzato da IRS – Istituto per la Ricerca Sociale), sulla base dei corsi promossi dalle Regioni le badanti formate ogni anno sono stimate tra 3 e 4 mila: circa l’1% del totale.
Il Rapporto – dal titolo “Il lavoro domestico: attività di formazione e le nuove Linee guida sugli standard formativi” – viene presentato il 27 gennaio a Torino nel corso di un evento promosso da FIDALDO, la Federazione Italiana Datori di Lavoro Domestico.
Linee guida nazionali: un passaggio atteso, ora la sfida è renderle operative
Il 2025 ha portato la pubblicazione delle Linee guida nazionali sugli standard formativi per assistenti familiari, un atto “a lungo atteso” che può aprire a profili più uniformi e a percorsi omogenei e modulari, valorizzando anche le competenze maturate sul campo. Ma la formazione professionale è competenza regionale: la concreta attuazione dipenderà da come le Regioni recepiranno e tradurranno le indicazioni nazionali.
Un Paese a molte velocità: durate da 60 a 600 ore, FAD e tirocini molto diversi
Il Report fotografa una forte eterogeneità regionale: la durata dei corsi varia dalle 60 ore minime del Veneto fino alle 600 ore di Basilicata e Calabria; cambiano modularità, tirocini, destinatari (occupati/disoccupati), crediti formativi, EQF e soprattutto l’uso della formazione a distanza (FAD).
In alcune Regioni la formazione online è vista come leva di accesso e inclusione territoriale (in Toscana è previsto fino al 100% di formazione a distanza), mentre altrove prevalgono cautela o esclusione.
Il ruolo del PNRR-GOL e il rischio “dopo 2026”
Un elemento chiave è il Programma GOL (PNRR), oggi tra i canali principali di finanziamento della formazione: la sua conclusione può determinare una contrazione dell’offerta se non verranno stabilizzate risorse e strumenti alternativi.
Prestazione universale: take-up molto basso
Il Report dedica attenzione anche alla Prestazione universale (D. lgs. 29/2024) come intervento che incrocia lavoro di cura ed emersione. Nella versione sperimentale introdotta nel 2024, tuttavia, l’accesso risulta molto selettivo: i beneficiari, a livello nazionale, si sono fermati a 2.000 rispetto a una capienza potenziale fino a 24.500.
Ebincolf: formazione gratuita e certificazione, ma numeri ancora limitati rispetto al bisogno
Accanto ai percorsi regionali, il Rapporto analizza i corsi gratuiti promossi da Ebincolf (64 ore complessive, con attestato e possibilità di certificazione UNI 11766): nel triennio 2022–2024 gli iscritti ai corsi sono stati tra 3.525 e 3.823 l’anno e gli attestati rilasciati tra 2.601 e 2.794; nel 2025 il dato è parziale. Numeri importanti, ma ancora contenuti se confrontati con la platea complessiva del settore.
«Le linee guida sono l’inizio di un percorso fatto di relazioni con le Regioni e di presenza sui territori – puntualizza il Presidente di Fidaldo, Andrea Zini – Fidaldo e le associazioni che la compongono sono già operative e attive su queste relazioni, sia in Italia sia all’estero, ma c’è ancora molto da fare. Innanzitutto, il numero delle lavoratrici certificate dipende dalla diffusione dei corsi e necessita di conseguenza di risorse economiche e organizzative. In secondo luogo, la “concorrenza” tra due sistemi, quello regionale e quello contrattuale delle norme UNI, dovrà essere approfondita e portata, se possibile a sintesi e messa a sistema, per evitare sovrapposizioni e duplicazioni. Su questo versante si innesta, a sua volta, il tema più importante: la spendibilità della formazione acquisita. Certamente, e ne sono convinto, nell’incontro tra domanda e offerta, il valore delle reti regionali non sarà secondo rispetto a altri canali e circuiti di incontro. Come Federazione, però, riteniamo che solo con uno sforzo delle parti sociali del nostro Contratto collettivo nazionale di lavoro si potrà far diventare la professionalità e l’anzianità di settore un valore anche economico del rapporto di lavoro domestico».
«L’evento organizzato da Fidaldo offre un’occasione di confronto qualitativo su un tema centrale per il futuro del lavoro domestico: la formazione e gli standard professionali – sostiene Mauro Munari, Presidente di Ebincolf – Le nuove Linee guida nazionali, lette alla luce dell’Atlante del lavoro, segnano un passaggio importante, che ora va accompagnato e sostenuto con scelte concrete e strumenti realmente utilizzabili da famiglie, assistenti domestici, istituzioni pubbliche e private e parti sociali. Dal punto di vista di Ebincolf, formazione e certificazione devono essere leve di qualità e di riconoscimento professionale, non adempimenti formali. Il confronto avviato a Torino è un segnale positivo e va proseguito, con spirito costruttivo e responsabilità condivisa dagli attori coinvolti nel processo di governo del lavoro di cura come infrastruttura sociale essenziale».
Il Rapporto è da oggi scaricabile sul sito della Fidaldo.
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